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“Come cittadino del mondo racconto
quello che succede intorno a noi e attraverso noi”

Intervista con l’artista bruno da Todi

Bruno Spita, nato in Umbria, vive da molti anni a Norimberga. È un artista rinomato ed impegnato che sotto il nome d’artista bruno da Todi produce sculture fatte da legno di mobili, resti di stoffa ed altri scarti della nostra società di consumo.
Spesso hanno come tema i Diritti dell’Uomo o le sofferenze delle vittime di guerre, violenza, odio e razzismo. Gli abbiamo rivolto alcune domande riguardo le sue opere, i suoi obiettivi e i Diritti dell’uomo.

Intervista nella rivista DSP Nürnberg

dsp: In molte delle tue opere entri profondamente nella materia. In altre crei una struttura di rilievo regolare, a volte delle figure. A che cosa serve? Perché tiri fuori le tue idee dalla materia? È il tuo desiderio di raffigurare ben visibilmente i tuoi obiettivi con tutta la tua forza? O si può raffigurare artisticamente il tema Diritti dell’uomo solo con grande fatica e lavoro duro?

bruno da Todi: Spesso lavoro con materiali di scarto, con resti di colori sporchi, chiodi arrugginiti, buchi. Vecchie travi, palanche, sedie, porte che hanno una storia e che sono stati trasformati dal tempo, usati dall’uomo, e rotti e coperti di ferite. Da queste ferite parte il mio lavoro. Le loro cicatrici mi aiutano a raccontare la vita, a parlare dell’uomo. Uso pezzi di camicie, calzini, stracci che attacco, brucio, gratto, fino a quando viene fuori quello che ho dentro di me. Questo è il mio linguaggio personale. Uso i buchi, le bruciature, le ferite, per raffigurare la profonda e dolorosa realtà della mancanza di rispetto per le minoranze, per i più deboli, che dovrebbero- sottolineo dovrebbero – essere protetti dai Diritti universali dell’uomo.

dsp: I Diritti dell’Uomo e la dimostrazione di ingiustizie sono temi centrali nei tuoi lavori. Come devono e possono aiutare le tue opere d’arte a cambiare il mondo? Sono un appello alla politica o a tutti i cittadini, o sono solo una documentazione?

bruno da Todi: Non sono un predicatore: Non sono un paladino. Non so, non credo nemmeno che il mio fare possa in qualche modo cambiare il mondo. Un artista non ha un mandato giuridico, attraverso il quale poter influire direttamente sul comportamento o su delle decisioni degli uomini. Come cittadino del mondo racconto solo quello che succede intorno a noi e attraverso noi. Parlo semplicemente all’uomo, sapendo bene che anch’io sono quest’uomo, con la speranza che quello che guarda, capisca ciò che vorrei capire io stesso.

dsp: L’Iraniano Abdolfattah Soltani ha ricevuto il Premio Internazionale dei Diritti dell’Uomo 2009 perché lotta con veemenza per il riconoscimento dei Diritti dell’Uomo nella Repubblica dell’Iran. È un esempio per qualcuno che deve lottare contro rappresaglie per fare del bene. Anche tu lotti da decenni per i Diritti dell’Uomo, però vedi sempre nuovi abissi. Si pensa qualche volta ad abbandonare, a rassegnarsi?

bruno da Todi: Abbandonare? Ma … non fare niente serve a qualcosa? Sono ottimista. È stupendo ciò che hanno fatto i Premiati del Premio Internazionale dei Diritti dell’Uomo. È una fortuna per l’umanità che sono esistiti anche molti altri grandi come loro, che con il loro agire hanno positivamente influito sul corso della storia del mondo. Solo alcuni esempi: Quando nel 1923 il compagno italiano Giacomo Matteotti ha urlato in parlamento: “Ucciderete me, ma no l’idea che in me vive”, ha pagato la sua lotta contro il Fascismo con la vita. Ma aveva ragione: Le sue idee vivono in noi ancora oggi. E così il piccolo grande gesto di Willy Brandt, il suo inginocchiamento a Varsavia, ha provocato un terremoto che alla fine ha fatto crollare il Muro. Potrei parlare di molti altri, come Mandela, Gandhi, Martin Luther King. Ho raffigurato i loro grandi gesti nelle mie opere con le mie mani sporche. Mi considero un artigiano che ha qualcosa da dire e che ha trovato il suo linguaggio per dirlo. Ma, come l’ha ben espresso Paul Sérusier: “Il lavoro di un artista è essenzialmente una superficie ricoperta di forme e di colori messi insieme in un certo ordine”.

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